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Mindfulness e cervello: la neuroplasticità (2023)

La neuroplasticità

Vuoi sapere quali sono le aree del cervello modificabili con la mindfulness?

Prima di scoprire quali sono le aree del cervello che puoi modificare con la mindfulness, è opportuno capire che cosa è la neuroplasticità.

La ricerca scientifica nel corso degli ultimi trent’anni ha sottolineato gli importanti effetti della pratica mindfulness, sia per l’impatto sul fisico, che su quello emotivo. Per promuovere la tua salute, diminuendo le tue abitudini disfunzionali è necessario partire dalla mente e oggi, anche la scienza occidentale conferma questa scoperta che è nata dal mondo orientale.

Per capire che cosa è la neuroplasticità, puoi pensare al tuo cervello come a un muscolo che più alleni, più rinforzi, dunque più alleni determinate capacità della tua mente, più le zone del cervello deputate a quelle funzioni si rinforzano e di conseguenza aumentano l’effetto delle connessioni.

In modo ancora più semplice, il cervello è una materia plastica capace di mutare, ossia ogni volta che si compie una nuova azione, nasce una nuova connessione neurale che si rafforza ogni volta che l’azione è ripetuta e facendo pratica puoi sviluppare dentro di te quelle abilità che ti permettono di costruire una vita più sana e autentica.

La mindfulness è riconosciuta come pratica d’eccellenza nello sviluppo di nuove connessioni neurali e allena l’attenzione focalizzata, che ti consente di vedere il funzionamento interno della tua mente. Inoltre ti aiuta ad uscire dagli schemi ripetitivi e rigidi del “pilota automatico e ti permette di non essere sopraffatto dalle emozioni che vivi, piuttosto ti aiuta a dare loro un nome e a gestirle.

Con la pratica mindfulness dunque si possono modificare alcune aree del cervello, scopri quali.

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Aree del cervello modificabili con la mindfulness

  1. Corteccia Anteriore del Cingolo – Aumento dell’autoregolazione

Le ricerche dimostrano che chi medita ha una maggiore attività cerebrale nella corteccia anteriore del cingolo rispetto ai non meditatori. La corteccia anteriore del cingolo è una parte del cervello che si trova all’interno della corteccia frontale ed è coinvolta nell’abilità di indirizzare intenzionalmente la tua attenzione verso un oggetto, senza farti distrarre da null’altro. Oltretutto pare che questa struttura del cervello sia pure implicata nella capacità di apprendere efficacemente dalle esperienze passate e nel fronteggiare situazioni imprevedibili e mutevoli.

  1. Default Mode Network – Riduzione dell’ansia e del rimuginio

La mindfulness è coinvolta all’interno della Default Mode Network, cioè una rete di circuiti cerebrali particolarmente attiva durante il rimuginio (il nostro mormorio mentale interno). Il dott. Nicola De Pisapia (docente presso il dipartimento di Psicologia e scienze cognitive dell’Università di Trento) nel corso del suo convegno ”NeuroEmpowerment” del 2014, informa che da recentissime ricerche condotte attraverso la fMRI e altre tecniche di neuroimaging, si sono evidenziate importanti differenze tra meditatori e non meditatori anche rispetto alle aree della Default Mode Network.

Da un confronto fatto fra i due gruppi risulta che i NON meditatori presentano una densità superiore di materia grigia nei nodi della Default Mode Network e all’interno dell’amigdala destra (zona del cervello associata alla paura e all’ansia). Ciò evidenzia che i meditatori presentano meno materia grigia nelle aree destinate al rimuginio, quindi significa rimuginano di meno, così come provano minor ansia.

  1. Ippocampo – Riduzione dello stress e maggiore memoria

L’ippocampo è un’altra area del cervello coinvolta nei cambiamenti, infatti mostra un sensibile aumento di materia grigia in coloro che hanno partecipato ai percorsi di MBSR (il protocollo per la riduzione dello stress “Mindfulness Based Stress Reduction”). L’ippocampo è una regione del cervello presente in ambedue gli emisferi e coinvolto nel sistema limbico, cioè un insieme di strutture associate alle emozioni e alla memoria. L’ippocampo è molto sensibile al cortisolo (l’ormone prodotto in situazioni di stress), e una sovraproduzione di tale ormone può danneggiarlo, creandone la compromissione della struttura e il funzionamento cognitivo, come ad esempio una perdita della memoria e/o un danneggiamento delle facoltà cognitive.


La validazione dell’efficacia della meditazione e del protocollo Mindfulness MBSR nell’ambito della riduzione dello stress è stata dimostrata.
Meno stress, corrisponde ad avere, ad esempio, maggior memoria, più concentrazione e libertà di scegliere. La mindfulness aiuta a sviluppare la capacità di messa a fuoco, che permette vedere ciò che c’è dentro, di accettarlo, di trasformarlo per poi lasciarlo andare.

Le ricerche scientifiche degli effetti della pratica mindfulness

Marzia Gotti • Mindfulness e cervello: la neuroplasticità (2023)

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